Dalle ferite alla luce

 


di Antonio Cascavilla

"La Laudato si' è una bella espressione di tre parole: la terra ci precede"
Sono le parole dell'arcivescovo padre Franco Moscone al termine della Via Crucis organizzata dalla Comunità Laudato si'. 
Il momento di preghiera si è svolto a San Giovanni Rotondo presso Monte Castellana. 
A guidare le quattordici stazioni, insieme al vescovo di Manfredonia, era presente anche don Pasquale Paloscia, assistente spirituale della comunità. 
Tra i fedeli numerosi giovani e religiosi. 

Le meditazioni

La croce è stata portata in processione da tre bambini. 
I testi delle preghiere sono stati scritti da alcuni operatori impegnati a contrastare le diverse ferite di cui soffre il Promontorio del Gargano. Piaghe in gran parte sociali e ambientali che, allo stesso tempo, diventano feritoie attraverso cui passa la luce della Pasqua. 
"Questa sera, durante la Via Crucis, ho pensato a una parte del corpo: i piedi. Anche i piedi comunicano. Le meditazioni che abbiamo ascoltato ci hanno suggerito che sul territorio del nostro Gargano ci sono tante persone che non tengono le mani in tasca per aiutare il territorio e per curarlo", ha sottolineato l'arcivescovo Moscone durante la riflessione al termine della preghiera. "Il camminare ci fa sentire la terra sotto i piedi. La terra che ci sostiene è quella che ci nutre, che ci permette di camminare e comunicare tra di noi", ha concluso il vescovo. 

Le stazioni della Via Crucis

I testi hanno raccolto diverse testimonianze: quella di un medico dell’ospedale, di un volontario impegnato per il bene dell’ambiente, di una madre, di un sindaco chiamato a rispondere ai bisogni della comunità e di un operatore che si occupa delle vittime di tratta. A queste si sono aggiunte le parole di un volontario attivo in diocesi con i giovani, di chi si prende cura dei senza fissa dimora, di una guida ambientale, di un referente di un’associazione contro le mafie e di una coordinatrice di una struttura per anziani. 
Non sono mancati, inoltre, i contributi di un operatore di un centro di accoglienza per stranieri, di un sacerdote che si occupa di migranti, di un volontario proveniente da una zona devastata da un vasto incendio e di una persona che, attraverso la propria testimonianza, ha raccontato un disastro ambientale: un insieme di voci che ha reso la Via Crucis uno specchio delle ferite e delle speranze del nostro tempo.


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