Laudato si' a Manfredonia per il cinquantesimo anniversario del disastro di EniChem





di Antonio Cascavilla


A Manfredonia, nell'auditorium di Palazzo dei Celestini, si è tenuta una serata di commemorazione in ricordo dell’esplosione avvenuta il 26 settembre 1976 all’EniChem, la fabbrica petrolchimica che ha provocato un grave disastro ambientale.

La Comunità Laudato si’ e la "Casa dell’Arte" di Mattinata hanno partecipato con un momento di riflessione e preghiera.

La serata, iniziata alle 20:00, ha visto la lettura di testi dedicati ai temi della memoria e dell’ambiente. A concludere il momento sono stati i giovani artisti della "Casa dell'Arte", che si sono esibiti sulle note di "Heal the World" di Michael Jackson. 

Successivamente, il vescovo della diocesi, mons. padre Franco Moscone ha rivolto un breve discorso ai presenti, concludendo la serata con la benedizione. 


Il commento dell'arcivescovo Moscone 


“Quando arrivai a Manfredonia, venni a conoscenza del 26 settembre 1976, di cui non avevo alcuna immagine. Quando ho conosciuto questo avvenimento, la sofferenza e le contraddizioni che continuavano a fare strada a quel fatto, mi sono detto: “Ma questa è un’altra Seveso!”, con una bella differenza: a livello nazionale, su Manfredonia, cadde l’indifferenza”. L'arcivescovo ha concluso dicendo: "Facciamo memoria delle vittime e di un dolore che non è ancora finito. E ricordiamoci anche di ciò che, nel futuro, ci attende". 


L'esplosione in fabbrica 

L’ANIC EniChem ha iniziato nel 1967 la propria attività produttiva nell’area di Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo, a poche centinaia di metri dal quartiere Monticchio di Manfredonia.

Secondo i dati riportati da Quaderni di storia pompieristica, il 26 settembre 1976, alle 9:40, l’esplosione di una colonna di lavaggio dello stabilimento ha provocato la dispersione nell’aria di 32 tonnellate di arsenico, 10 tonnellate di anidride arseniosa e 18 tonnellate di ossido di carbonio.

Circa 2.000 dipendenti sono stati esposti direttamente alla contaminazione provocata dalle sostanze fuoriuscite. Secondo quanto riportato dalla stessa fonte, 23 di loro sono morti negli anni successivi, anche a causa di tumori sviluppati nel tempo.

La contaminazione ha interessato indirettamente anche la popolazione di Manfredonia, allora composta da circa 50.000 abitanti. Dai controlli di routine a cui sono stati sottoposti alcuni cittadini è emerso un livello di arsenico nelle urine fino a 14.000 volte superiore ai valori considerati normali.

Gli incidenti successivi

Come riportato da Quaderni di storia pompieristica, il primo incidente si è verificato il 14 luglio 1972, a causa di un allagamento che interessò la zona.

Il 3 agosto 1978, una fuga di ammoniaca ha colpito Manfredonia. Il 22 settembre dello stesso anno, un incendio ha interessato gli impianti per la produzione di fertilizzanti della fabbrica.

Nel 1984, un nuovo rogo ha provocato ulteriori danni al territorio. La tragedia è stata evitata grazie al pronto intervento dei Vigili del Fuoco di Manfredonia e Foggia.

Quattro anni più tardi, il 18 luglio 1988, si sono verificati due distinti episodi: la fuoriuscita di acido solforico da un serbatoio destinato allo stoccaggio dei rifiuti e il ribaltamento di una cisterna contenente acido nitrosilsolforico.

Due anni dopo, nel marzo del 1990, si è verificata una nuova fuoriuscita di ammoniaca durante le operazioni di carico e scarico da una nave cisterna all’interno del sito industriale. Nel corso del trasferimento, l’ammoniaca si è liberata nell’ambiente, provocando la formazione di una nube tossica che ha interessato la città di Manfredonia.


Il vescovo mons. padre Franco Moscone rivolge
un breve discorso ai presenti. 



La preghiera Laudato si' letta al termine dell'evento. 
























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